Glossario del judo e non solo...
Testi liberamente tratti e/o sviluppati da:
- Angela Calcavecchia, Glossario ovvero dizionario di arti marziali,
Publistampa snc, 2010, ISBN/Info: 8896014247, 9788896014240. - Rocco Comiso, Judo - Dizionario Sintetico,
Massimiliano Piretti Editore, 2013, ISBN/Info: 8864760210, 9788864760216. - Antonio Ferrante, Glossario Judo,
Comitato Regionale Laziale Judo FILPJK, 1998, ISBN/Info: n.d.. - Jigoro Kano, Kodokan judo,
Edizioni Mediterranee, 2005, ISBN/Info: 8827217665, 9788827217665. - Libere ricerche su internet.
Questo glossario è in versione BETA ed è in continua evoluzione e aggiornamento.
Premessa
La lingua giapponese non ha un alfabeto simile al nostro, ma una scrittura mista ideografica e fonetica che si basa essenzialmente sull'uso di ideogrammi cinesi detti kanji (kan = antico nome della Cina; ji = carattere) e si avvale di due sillabari denominati hiragana (hira = comune, gana = carattere prestato: carattere prestato di uso comune) e katakana (kata = parte; kana = carattere prestato: carattere prestato in parte).
I kanji vengono impiegati per rappresentare tutte le parole che hanno un preciso significato e si compongono generalmente di due parti:
- una, chiamata “radicale”, fornisce il significato generico del
carattere;
- l'altra, detta “fonetica”, consente la lettura del carattere stesso.
Il sillabario hiragana viene usato per scrivere le parti del discorso che non hanno significato proprio (ad. es. preposizioni, prefissi, suffissi ecc.); con il katakana vengono invece scritti termini scientifici o parole di origine straniera escluse quelle cinesi. I sillabari sono formati da segni sillabici nei quali sono rappresentati tutti i suoni fondamentali della linaua, suoni che non possono mai essere separati. Tali suoni si dividono in: “puri” o “fondamentali” (seion), “impuri” (dakuon), “semi-puri” (handakuon) e “contratti” (yoon).
La traslitterazione degli ideogrammi in caratteri latini prende il nome di romaji (roma = Roma + ji = segno: “segno di Roma”). Essa è dovuta ai Padri Gesuiti che la utilizzarono fin dal 1549 per la trascrizione di testi religiosi. Tuttavia si è dovuto attendere che si aprissero i rapporti con l'occidente perché tale tipo di scrittura fosse utilizzato anche per rendere più accessibile l'apprendimento della lingua giapponese.
Rispetto alla lingua italiana, la pronuncia non presenta molte diversità; tuttavia si segnalano le più ricorrenti:
- ch = si pronuncia come la c di “cera”
- g =
si pronuncia con il suono gutturale della g di “governo”
- h = è sempre aspirata
- j = si pronuncia come la g di “gelato”
- sh = si pronuncia come la sc di “scena”
- tsu =
si pronuncia tsu all'inizio di una parola e zu di
“zucchero” all'interno o in una parola compostala.
- Va rilevato che molti Autori di libri, per facilitare il lettore, scrivono
direttamente le parole come si pronunciano (ad es. gjaku-zuki invece
di gjaku-tsuki)
- u =
nelle sillabe “su” e “tsu” è quasi muta
- w =
si pronuncia come la u
- y = per i giapponesi è una consonante
e si pronuncia i
*NOTA - In giapponese non esiste la lettera L (elle) e quindi neanche il corrispondente suono; perciò, per trascrivere parole che la contengono, viene usata la lettera R (erre). Non esiste neppure il suono della V (vu).
Spesso accade che più vocaboli dal suono simile (ovvero dalla pronuncia
simile) abbiano un significato molteplice e, a volte, del tutto diverso. Anche
nella lingua italiana ciò si verifica con vocaboli che si scrivono nello stesso
modo (ad es.: pesca = il pescare e pesca = il frutto); per evitare eventuali
equivoci, ci si avvale degli accenti (pésca e pesca) che modificano anche la
relativa pronuncia. Nella scrittura giapponese, anche se i suoni sono o possono
sembrare simili, gli ideogrammi sono differenti. Per evidenziare tale diversità, quasi sempre in questo glossario le parole dal suono uguale o
simile, aventi le radicali diverse, sono ripetute nella elencazione; mentre, se
le radicali sono uguali, i diversi significati hanno l'indicazione numerica (1);
(2); ecc.
Per eufonia, nelle parole composte, alla seconda parola componente viene sostituita la prima sillaba con consonante sorda (suono puro) con la corrispondente sillaba che ha consonante sonora (suono impuro); ad esempio: ha diventa ba (ashi-barai e non ashi-harai) shi diventa ji (hiza-jime e non hiza-shime). Tale cambiamento si dice nigorizzazione (da nigori = impurità).
Tra l'altro, nella lingua giapponese la costruzione della frase risulta capovolta rispetto alla nostra. Ad esempio, la frase italiana “dita del piede” in Giappone viene detta “piede del dita” (ashi-no-yubi). Non esistono gli articoli ed i pronomi relativi; mancano il genere ed il numero che, comunque, si deducono dal contesto del discorso.
Tanto premesso, con questo glossario si è tentato di facilitare la comprensione dei termini più usati nella pratica del judo e non solo.
Leggenda
- (cfr.) = confronta
- (lett.) = traduzione letterale
- (nig.) = nigorizzazione: sostituzione, nel secondo componente, della
prima sillaba sorda (suono puro) con la corrispondente sillaba sonora
(suono impuro); ciò si verifica nelle parole composte o quando si
aggiungono particelle ausiliarie (prefissi o suffissi)
- (p.es.) = per esempio
- (pref.) = prefisso
- (prep.) = preposizione
- (suf.) = suffisso
- (v.) = verbo